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Verdicchio dei Castelli di Jesi, la Doc festeggia i 50 anni. Export cresciuto di quasi il 50%

Il vigneto Marche, con 20 denominazioni e 17.000 ettari complessivi di vigneto di cui 4.500 ristrutturati e rinnovati negli ultimi 10 anni, fattura annualmente circa 150 milioni di euro, con una crescita delle esportazioni di oltre il 50% nell’ultimo decennio. Circa 18 milioni le bottiglie di Verdicchio dei Castelli di Jesi prodotte ogni anno.

Trentadue super esperti internazionali di vino, tra giornalisti, opinion leader e responsabili acquisti, provenienti da 13 Paesi, si sono dati appuntamento nella patria del Verdicchio dei Castelli di Jesi, per festeggiare i 50 anni della Doc.

L’evento si è tenuto dal 30 agosto al 2 settembre a Jesi, organizzato da Ian D’Agata, con il suo progetto Indigena, e da Collisioni Festival, in collaborazione con l’Istituto Marchigiano di Tutela vini. Protagoniste le principali aziende produttrici del Verdicchio, che negli ultimi quattro anni è tra i vini più premiati dalle guide italiane del settore.

Tra gli esperti internazionali, nomi di primo piano: il giornalista francese e scrittore di vino per Le Figaro, Bernard Burtschy; il wine writer per Wine Searcher e opinion leader statunitense, Blake Gray; il già responsabile della Guida Michelin nel Dragone e redattore per la versione cinese del Financial Times, Bob Miao; la sommelier del Gruppo leader nella ristorazione Batali & Bastianich a New York, Sara Olocco; la manager di Gourmet Alliance (catena di ristoranti italiani in Russia), Alexandra Alexandrova.

«Assieme a Vinitaly, il Progetto Vino di Collisioni a Jesi è l’appuntamento clou di quest’anno – ha detto il direttore dell’Istituto marchigiano di tutela vini, Alberto Mazzoni - che arriva dopo un percorso di internazionalizzazione fatto insieme a Ian D’agata e all’Indigena World Tour sulle principali piazze statunitensi (New York e San Francisco) e prima della tappa internazionale di Londra, prevista il 5 ottobre. Quello dei prossimi giorni è uno step importante e risponde nel migliore dei modi ai nostri obiettivi di incremento della notorietà internazionale, vera chiave di volta per il mercato del Verdicchio nel medio e lungo termine».

Per Ian D’Agata, senior editor di Vinous e direttore scientifico di Indigena: «Il percorso che stiamo facendo con l’Istituto marchigiano di tutela vini conferma a ogni appuntamento il grande interesse nei mercati di tutto il mondo per il Verdicchio, un vino bianco di freschezza e di struttura, ma che ha grandissime capacità di invecchiamento. Una qualità importante, questa, che colloca l’autoctono marchigiano tra i grandi bianchi del mondo, e lo si nota anche dalle sempre più numerose richieste di partecipazione all’evento che riscontriamo dagli esperti internazionali. L’incontro nelle Marche rappresenta un’occasione enorme di comunicazione e di visibilità anche per tutti gli altri vini marchigiani e per la Regione stessa, che grazie alla forza di traino del Verdicchio hanno modo di farsi conoscere, scoprire e apprezzare».

In 10 anni, ha poi ricordato il direttore del maxi-consorzio marchigiano, che conta 472 soci e 15 denominazioni, la base produttiva dell’autoctono marchigiano jesino si è rafforzata nelle superfici ed è diminuita nel numero di aziende: oggi i 2/3 delle uve sono trasformate dalle singole aziende e solo 1/3 dalle cooperative, con il 57% della rivendicazione delle uve concentrato in 38 aziende con superfici superiori ai 10 ettari. E se il sistema cooperativo nel 2006 dominava il mercato, oggi questo è appannaggio dei singoli produttori (60% a volume), a fronte di un drastico calo anche degli imbottigliatori fuori zona, passati dal 36% al 9%.

La carta vincente, anche per il futuro, sembra essere infine quella degli autoctoni, con il 45% degli italiani che li elegge vini del futuro al pari di quelli green (biologico, 38%, sostenibili, 18%). «I vini bianchi stanno dimostrando tutta la loro versatilità – ha detto il direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela vini, Alberto Mazzoni – e quelli italiani piacciono perché sono in gran parte frutto di uve autoctone molto diverse tra loro e in grado di far scoprire tutta la varietà e le diverse caratterizzazioni del nostro vigneto. Con il Verdicchio, che fa della versatilità la propria arma vincente, abbiamo lavorato molto anche sulla sua longevità: i risultati sono sorprendenti per freschezza e struttura ma soprattutto perché si prestano ad abbinamenti impensabili fino a qualche tempo fa».

Trentatre le aziende coinvolte nelle 4 degustazioni riservate agli ospiti: Belisario, Bisci, Boccafosca, Bucci, Casalfarneto, Colognola, Colonnara, Coroncino, Crespaia, Fattoria Forano, Fattoria Nannì, Fazi Battaglia, Felici, Filodivino, Garofoli, Giovanni Giusti, La Staffa, Lucangeli Aymerich, Lucchetti, Marotti Campi, Moncaro, Montecappone, Pievalta, San Diego, Santa Barbara, Stefano Mancinelli, Tenuta dell’Ugolino, Terre di Serrapetrona, Tenuta di Tavignano, Tenute Pieralisi, Umani Ronchi, Vicari, Vignamato.

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