CORINALDO, TRA STORIA, TRADIZIONE E CURIOSITA’

Annoverato nel Club de “I Borghi più belli d’Italia”, Corinaldo si trova nel cuore delle Marche, tra le provincie di Ancona, e Pesaro e Urbino. Siamo nei pressi di Senigallia, su una collina che domina campi e vigneti, bagnati dal fiume Nevola.

Circondato da una splendida cinta muraria quattrocentesca, rimasta pressoché intatta, conserva torri, bastioni, porte e camminamenti di ronda. Quasi un chilometro di fortificazione e un centro storico ben conservato, che sono valsi a Corinaldo la Bandiera Arancione.

Non solo, Corinaldo fa parte dell'Associazione Nazionale Città dell'Olio e del Miele, ed è stato designato quale Destinazione Turistica d'Eccellenza Europea. Famoso per Missstrega, nella cittadinada oltre vent’anni si tiene una delle feste di Halloween più belle d’Italia e d’Europa (per approfondire la Festa delle Streghe leggi il nostro approfondimento)

Città natale di Santa Maria Goretti,è ricca di storia, arte, cultura ed eventi.

LA STORIA
Sorta probabilmente agli inizi del secondo millennio, Corinaldo fu Guelfa fino ai primi del ‘300 per poi passare ai Ghibellini che la distrussero il 18 agosto 1360. Venne ricostruita ex novo nel 1367, con l’attuale cinta muraria, che contiene elementi fortificativi attribuiti al celebre architetto militare senese Francesco Di Giorgio Martini. La cittadina subisce diversi assedi, passando sotto l’egida dei Malatesta, degli Sforza e dei Della Rovere. Dopo 23 giorni di assedio da parte del duca di Urbino, nel 1517 i corinaldesi liberano finalmente la loro terra, che viene elevata al rango di città da Papa Leone X e successivamente confermata nel 1786 da Papa Pio VI.

Ma è nel '600 che Corinaldo si arricchisce nelle forme architettoniche e nel costume, grazie all’opera e all’ingegno di pregevoli artisti. Le famiglie nobili iniziano ad edificare eleganti dimore gentilizie. Arti e mestieri si sviluppano, così come nuovi rapporti economici, politici e culturali. Edifici civili e religiosi vengono eretti in questo periodo, come la chiesa del Suffragio, quelle dell’Addolorata e di Sant’Anna e il santuario ora dedicato a Santa Maria Goretti. Tra il seicento e il settecento, la cittadina vive un’epoca di grande splendore nell’arte grazie all’opera del pittore Claudio Ridolfi e dell’organista Gaetano Callido. Non solo, in questo periodo Corinaldo diviene un importante centro economico, punto di riferimento della zona per l’artigianato artistico del mobile, il calzaturiero e la cartotecnica.
Oggi la cittadina ha sviluppato una forte vocazione turistica ed è cresciuta demograficamente e produttivamente.

IL PATRIMONIO
Di cose da vedere a Corinaldo ce ne sono tante. Oltre alla splendida cinta muraria, meta di passeggiate alla scoperta di un centro storico medioevale ben conservato, degna di nota è la Pinacoteca di Claudio Ridolfi. Situata presso l’ex convento degli Agostiniani, custodisce dipinti sacri e preziose suppellettili, tra le quali 18 reliquiari a busto in legno scolpito e dipinto da intagliatori siciliani nel primo seicento. Al suo interno sono custodite opere di Ercole Ramazzani, Gaspare Gasparini, Claudio Ridolfi, Domenico Peruzzini, Giuseppe Marchesi e di altri artisti del 17mo e 18mo secolo. Conserva anche opere di arte sacra dell’artista Nori de’ Nobili.

La Sala del Costume e delle Tradizioni popolari, ubicata nel Palazzo Comunale, conserva i più bei costumi ducali, impiegati per rappresentare il Duca e la Duchessa di Urbino durante la rievocazione storica della Contesa del pozzo della polenta, che si tiene a Corinaldo il terzo fine settimana di luglio, da oltre 30 anni. Conservati anche attrezzi per la lavorazione delle stoffe e ricostruzioni di armi e armature medievali.

 

Il Pozzo della Polenta, fu fatto costruire dal tiranno di Corinaldo Antonello Accattabriga, nella seconda metà del ‘400. Venne interrato nei primi del ‘900 e ricostruito nel 1980 in occasione della Contesa del Pozzo della Polenta che ogni anno rievoca la caduta del sacco di farina nel pozzo. Secondo la leggenda sembra che un uomo salendo la scalinata fece cadere un sacco di farina di granoturco all’interno del pozzo. Il pover’uomo nel tentativo di recuperarlo si calò nel pozzo e alcune donne, non vedendolo riaffiorare pensarono che stesse mangiando la polenta nel pozzo. Questa storia diede il là all’annuale rievocazione storica in costume del Cinquecento “La Contesa del Pozzo della Polenta”. Nata alla fine degli anni ’70, si tiene la terza domenica di luglio ed è la più antica rievocazione storica della provincia di Ancona.

Tra i palazzi storici, merita una visita l’ex convento degli Agostiniani, edificato tra il 1767 e il 1780 su disegno dell’Architetto Gimignani di Corinaldo. Oggi è un albergo, che conserva la denominazione di “portone dei frati”, e custodisce al suo interno un cortile dalle armoniche forme Vanvitelliane.
Il Palazzo Comunale, costruito su disegno dell’architetto Francesco Maria Ciaraffoni tra il 1784 e il 1791, è un pregevole esempio di architettura neoclassica.
Numerosi i palazzi nobiliari, tra i quali il palazzo Amati, il Palazzo Orlandi, la loggia cinquecentesca dentro Palazzo Cesarini Romaldi. il palazzo Fata Ottaviani, il Palazzo Palma Marangoni e il Palazzo Sandreani.

Pregevoli gli edifici religiosi. La Collegiata di San Francesco, conserva tre dipinti di Claudio Ridolfi: l’Annunciazione, la Madonna col Bambino e i Santi Anna, Giuseppe e Antonio da Padova, l’Assunzione della Vergine. Nella terza cappella laterale a destra è custodito un prezioso Crocefisso ligneo eseguito nel 1575 dallo scultore Donnino da Urbino. Accanto al primo altare ligneo sulla sinistra, si trova la tomba di Don Giacomo Luzietti (Corinaldo 1931 Brezzo di Bevero 1994).
La Chiesa di Madonna del Piano è invece la più antica testimonianza architettonica di Corinaldo e la chiesa più antica della diocesi di Senigallia. Nell’altare marmoreo, è conservato un affresco raffigurante la Madonna del Buon Conforto datato 1540 attribuibile alla scuola di Vincenzo Pagani. A sinistra ci sono due affreschi quattrocenteschi opera di un ignoto artista locale raffiguranti la Madonna del Latte. Nell’abside si conserva una Maddalena ai piedi della Croce, opera di grande intensità espressiva di Claudio Ridolfi.
La chiesa dell’Addolorata e l’ex convento delle suore benedettine vennero edificati nella seconda metà del XVI secolo. Demolita e ricostruita nel 1755, venne dedicata fin dalla sua fondazione a Sant’Anna, ma agli inizi del ‘900 assunse l’attuale nome. L’interno, in stile rococò, ha tre altari e quattro pregevoli porte lignee sormontate da tele raffiguranti santi benedettini. Nell’altare maggiore sono conservate la statua del Cristo morto e della Madonna Addolorata che vengono portate in processione per le vie della città la sera del Venerdì Santo. Nella cantoria lignea sopra la porta d’ingresso è situato un bellissimo organo realizzato da Gaetano Antonio Callido nel 1766.
Il Santuario dell’Incancellata, chiesa dove Santa Maria Goretti andava a pregare, si trova uscendo dal paese, in località “Casalini” o “Pozzo Antico”. Qui sorgeva una piccola edicola sacra dove era dipinta un’immagine della Vergine che allatta Gesù Bambino. Questa “figuretta”, di proprietà di una famiglia di Corinaldo, venne donata nel 1586 all’Arciconfraternita del Gonfalone di Corinaldo, che era proprietaria della Chiesa di Santa Maria di Piazza. L’edicola venne spostata e intorno ad essa fu costruita una prima piccola chiesina che corrisponde all’odierno presbiterio delimitato dalla cancellata. In seguito alla processione di pellegrini, attirati dall’immagine sacra e miracolosa, i confratelli del Gonfalone decisero di edificare una chiesa più grande.
Un rivolo d’acqua che scorreva vicino alla struttura fu convogliato in un pozzo posto all’interno della chiesa, dal quale provenivano miracolose guarigioni. Questa prodigiosa acqua fu meta di visite di prelati, cardinali, principi e semplici cittadini.
Nel 1690 la chiesa venne ricostruita completamente, ad eccezione della parte dietro la cancellata, costruita nel 1625. L’affresco della Madonna del latte, sopra l’altare maggiore, è stato restaurato nel 2007. Il restauro ha portato alla luce due ridipinture, tra le quali la primitiva immagine della Madonna, di scuola Umbro Marchigiana risalente al tardo rinascimento, con tutta probabilità della scuola del Pinturicchio.
Ricostruita nei primi anni del XVI secolo, per opera dell’ordine ospedaliero del Santo Spirito, la Chiesa di Sant’Anna, sorgeva contigua ad un ospedale. Nel corso del XVI secolo perde la sua caratteristica di luogo assistenziale e del suo ospedale non si hanno più notizie, mentre la santa da cui prende il nome viene eletta patrona di Corinaldo. La struttura attuale risale alla seconda metà del XVIII secolo. Al suo interno viene conservato un pregevole affresco della fine del XV secolo, dove sono rappresentati Sant’Anna che tiene sulle ginocchia la Vergine che, a sua volta, regge il Bambino benedicente. Un’opera che potrebbe appartenere a Francesco di Gentile da Fabriano, celebre pittore dell’epoca tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo.

Il Teatro Goldoni fu costruito tra il 1861 e il 1869 in sostituzione del “Sole nascente”, innalzato nei lontani anni 1736-1752 su disegno del fabrianese Angelo Birza. Alla struttura, ideata da Alessandro Pasqui di Firenze, collaborarono anche gli ingegneri Francesco Fellini, Crescentino Quagliani e Achille Buffoni.

ANTICO MOLINO PATREGNANI
L’ “Antico Molino Patregnani – Le stanze dell’olio, del vino e della farina”, è un museo che raccoglie testimonianze sulla vita contadina. Un pezzo di storia ospitata in quello che era un vecchio mulino. Qui sono esposti oggetti e strumenti di lavoro, quali ad esempio le macine in pietra del frantoio, in funzione fino agli anni ’90 e le molto più antiche macine del molino, risalenti al medioevo. Aperto al pubblico nel maggio 2013, la raccolta viene costantemente arricchita dal paziente lavoro dei proprietari.

ARCHEOLOGIA
Cittadina di origine medievale, Corinaldo svela un passato romano negli scavi archeologici ubicati in un’area a 4 chilometri dal centro. E’ proprio qui che è stata ritrovata la Città romana di Suasa. Una storia per lo più ancora sconosciuta, che le ricerche archeologiche dell’Università di Bologna, avviate nel 1987, stanno cercando di ricostruire. Sono stati rinvenuti pavimenti musivi e la Basilica Paleocristiana di S.Maria in Portuno. Ad oggi si sa che l’antica città di Suasa, ebbe origine nel corso del III secolo a. C., in seguito alla conquista da parte dei Romani del territorio precedentemente occupato dalla popolazione dei Galli Senoni. Ritrovamenti recenti hanno portato alla luce case decorate come dimore aristocratiche dell’epoca. Una domus, che raggiunge l’estensione di oltre tremila metri quadrati, comprendente un grande giardino con fontane e portici e che ha restituito circa venti pavimenti a mosaico, alcuni dei quali di grande qualità ed effetto, oltre a parti di pitture parietali che ornavano le stanze di rappresentanza.

Nel corso del I secolo d. C., probabilmente venne costruito anche l’anfiteatro, non lontano dalla dimora dei Coiedii, uno dei più grandi della regione. In un’area tra l’anfiteatro e la domus è stato rinvenuto anche un teatro, che sarà oggetto di scavi. Sulla strada principale della città, che corre quasi al di sotto dell’attuale strada provinciale è stato portato alla luce un foro commerciale, ritenuto il più grande delle Marche. Nelle aree circostanti due necropoli, dove sono stati trovati resti di monumenti funerari in pietra risalenti alla prima età imperiale, e numerose tombe a inumazione della fine del II secolo d. C. Numerose le sculture rinvenute nell’antica città, molte delle quali andate perse. I recenti scavi hanno rinvenuto una splendida testa marmorea raffigurante Augusto, probabilmente eretta dai suasani. A Castelleone di Suasa, nel palazzo che fu residenza della duchessa Livia Della Rovere, oggi si trova il Museo Civico Archeologico “A.Casagrande” dove sono esposti, oltre agli oggetti rinvenuti negli scavi, i pregevoli affreschi parietali recuperati nella villa dei Coeidii, che rappresentano nell’intera Italia Centro-Settentrionale, un raffinato e raro esempio di pittura di stile pompeiano.

Santa Maria in Portuno, l’attuale chiesa di Madonna del Piano è tutt’ora oggetto di scavi, per svelare la natura dell’insediamento romano situato sotto la chiesa, se si tratti di una villa rustica o di un luogo sacro dedicato al dio Portuno. Ad oggi, gli scavi hanno portato alla luce un cospicuo quartiere industriale dedicato alla produzione di laterizi e ceramiche di età romana. Documentabile è la presenza di un “Monasterium” che, come ci dicono i documenti più antichi (il primo è una carta di Fonte Avellana del 1090) doveva chiamarsi “S. Marie que dicitur in Portuno”. Il nome cambierà in Madonna del Piano (1224) come del resto è conosciuta oggi la chiesa.

I LUOGHI DI SANTA MARIA GORETTI
La Casa Natale della Santa, si trova ad un chilometro e mezzo dal centro storico, in contrada Pregiagna. Piccola abitazione contadina, conserva una cappellina dedicata a Santa Maria Goretti e i mobili originali della famiglia, fra i quali il letto ed il quadro a capoletto, donatigli da sua madre Assunta.
Il Santuario diocesano di Santa Maria Goretti, si trova alla sommità del centro storico. A sinistra dell’ingresso sono custodite le spoglie di sua madre, mentre a destra quelle di Alessandro Serenelli, il suo aggressore. Nell’altare centrale in marmo bianco di Carrara, vicino ad una scultura lignea di Santa Maria Goretti è posizionata un’urna in argento contenente l’osso del braccio della Santa, con il quale la Martire tentò di difendersi dal suo aggressore. A destra dell’ingresso, nella chiesa parrocchiale di San Francesco, è presente un piccolo monumento in marmo bianco di Carrara dedicato a Santa Maria Goretti e di fronte al monumento il busto di Papa Pio XII, il pontefice che la beatificò il 27 aprile 1947 e la santificò poi il 24 giugno 1950. Superata la porta, si accede al battistero dove si trova la fonte battesimale in cui la Santa fu battezzata il 17 ottobre del 1890. Per approfondire la vita di Santa Maria Goretti, leggi il nostro articolo.

LE ECCELLENZE DEL TERRITORIO

Terra ricca di eccellenze, qui si producono Verdicchio dei Castelli di Jesi, olio extravergine di oliva di alta qualità, vino di visciola, miele, salumi e formaggi. Non solo, anche pasta, tartufo e un dolce caratteristico, le pecorelle. Se vuoi conoscere la ricetta di questi dolcetti, leggi il nostro articolo.

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