IL BIROCCIO MARCHIGIANO, UN VIAGGIO A RITROSO TRA ARTI E MESTIERI

Diffuso già in epoca etrusca nelle regioni centrali, il biroccio nel tempo è divenuto l’emblema del folklore contadino. Il caratteristico carretto a due ruote trainato da buoi veniva infatti utilizzato nel lavoro dei campi e nel trasporto di cose e persone.
Non solo, nel periodo della sua maggiore diffusione, intorno ai primi del novecento, era talmente radicato nella vita familiare dell’epoca da essere impiegato anche per i cortei funebri.

Se ne trovano tracce in Toscana, Umbria e Abruzzo, ma è soprattutto nelle Marche che il biroccio si configura non solo come uno strumento di lavoro, ma come una vera e propria espressione artistica. Il gusto popolare ha portato infatti al suo abbellimento con i caratteristici evidenti decori pittorici, dai colori differenti a seconda della provincia di provenienza: rosso predominante nei carri anconetani e maceratesi, blu in quelli del pesarese. Sant’Antonio, il protettore degli animali, era tradizionalmente rappresentato sul fronte del carretto, mentre ai lati erano spesso dipinte figure femminili dal volto molto truccato. Proprio dalla rappresentazione di queste donne è nato il detto popolare marchigiano “me pari a pupa du viroccio!” a simboleggiare la vistosità nel trucco e nell’abbigliamento femminile.

In occasione delle feste i contadini erano soliti abbellire i buoi con paramenti vistosi e colorati, caratterizzati da pon pon rossi sulle corna. In circostanze particolari il carretto poteva anche essere prestato, ma senza il giogo dei buoi, perché considerato di cattivo auspicio. Un mestiere, quello del birocciaio, tramandato da padre in figlio, tanto che in alcune famiglie l’attività di questi costruttori durò per secoli.

Nelle Marche, la tradizione del biroccio può essere riscoperta visitando il piccolo museo che si trova a Filottrano, la cittadina al confine tra le provincie di Ancona e Macerata. Qui a palazzo Beltrami-Luchetti dal 1967 sono raccolte testimonianze sul passato dell’antico carretto agricolo. Nello stesso anno Glauco Luchetti Gentiloni, che si è occupato dell’allestimento del museo, ha pubblicato il volume “Il Biroccio Marchigiano” che contribuì in maniera determinante a diffondere la conoscenza su questo mezzo di trasporto. Ad oggi è ancora l’unico studio completo edito fin’ora sull’argomento.

Per informazioni sul museo - telefono: 071 2072828 - 348 5226262 
Email: info@museodelbiroccio.it 
Sito web: http://www.museodelbiroccio.it/ 

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