Ancona e il Porto, un amore che va oltre il tempo

Dici Ancona e dici Porto! Un legame antico e indissolubile quello che stringe la città dorica al suo scalo.
Eh sì perché Ancona nasce dal porto e da questo si sviluppa anche ai giorni nostri, traendo linfa vitale dai cantieri navali, che rappresentano un’eccellenza tutta made in Marche.

Ma il porto di Ancona è cuore pulsante della città. E’ una realtà viva e “goduta” dagli anconetani, che ne sono i gelosi e orgogliosi custodi. La vista di un tramonto, la partenza di una nave, una passeggiata al Porto Antico, un happy hour o una cenetta in uno dei ristorantini che si trovano sulle banchine, sono piaceri imprescindibili! Panorami mozzafiato e una storia li, a portata di mano, con l’Arco di Traiano e l’Arco Clementino. Senza dimenticare la Mole Vanvitelliana, che gli anconetani doc chiamano ancora Lazzaretto: una struttura difensiva che nel tempo ha subito varie trasformazioni divenendo luogo di confinamento per gli ammalati, deposito merci, ospedale e cittadella militare e addirittura raffineria di zucchero. Oggi è un importante sede di mostre, eventi e del Museo Tattile Omero.

Si può dire, insomma che Ancona il mare e il porto ce li abbia dentro, connaturati nel suo Dna. La pesca, la tradizione enogastronomica locale, tutto nasce dal porto e qui trova la sua massima espressione.
Un legame iniziato moltissimo tempo fa…

STORIA
Fondata dai Dori nel 387 a.c., Ancona già nel suo nome esprime lo stretto legame con il porto.
Ancona deriva infatti dal termine greco Ankon, che significa gomito, e proprio per questa sua conformazione che offriva un riparo naturale dal mare, le “genti” greche provenienti da Siracusa si fermarono qui e vi edificarono la città con i primi moli. Già nel III secolo a.C. il golfo era usato dai Piceni per gli scambi commerciali con i Greci. Scambi che furono estesi successivamente anche alle coste dalmate e istriane.

L’antico porto greco non corrisponde però con lo scalo di oggi, ma, secondo una ricostruzione storiografica, collimerebbe con l’attuale area di costruzione delle navi occupata dai Cantieri Navali Riuniti di Fincantieri.

In epoca romana il porto fu ulteriormente ampliato e l’Imperatore Traiano, nel II secolo d.c., fece costruire la prima parte del Molo Nord. Per rendergli onore, il Senato anconetano fece erigere nel 100 d.c. l’Arco di Traiano, realizzato con tutta probabilità da Apollodoro di Damasco, architetto di fiducia dell’imperatore.

Ancona, nel IX secolo, subì ripetutamente l’assedio dei Saraceni, che quasi la distrussero insieme al suo porto, risparmiando però l’Arco di Traiano. Allora gli anconetani nel ricostruire la città, fortificarono il porto, edificando una cinta muraria costituita da torri e porte di accesso. Siamo nel periodo della repubblica marinara e del libero comune: Ancona, per chi arrivava dal mare, si presentava in tutta la sua bellezza con le 24 torri che sembravano ergersi dalle acque.

Ma il massimo splendore Ancona lo raggiunse nel periodo a cavallo tra il 13mo e il 14mo secolo, quando fu uno dei porti più importanti dell’Adriatico, insieme a quello di Venezia. In questo periodo la città si sviluppa a terra nell’area prospicente al porto, tra il colle del Guasco, dove sorge maestoso il Duomo di San Ciriaco e il colle Astagno, dominato dalla chiesa di San Francesco e dalla Porta Capodimonte, via d’accesso alla città dalla terraferma.

Successivamente, con la scoperta dell’America e lo spostamento dei traffici dal Mediterraneo all’Atlantico, il porto di Ancona visse un periodo di declino, fino al 1732, quando Papa Clemente 12mo concesse alla città la franchigia doganale e diede avvio alla ristrutturazione del porto. Tre le opere importanti commissionate dal pontefice che segnarono la ripresa dei traffici marittimi: il Lazzaretto, costruito dall’architetto Luigi Vanvitelli, il Molo Clementino, a prolungamento di quello di Traiano, e l’Arco Clementino, nuova porta d’accesso alla città. Un nuovo periodo di splendore che però durò ben poco, Ancona infatti, come molte altre città italiane divenne teatro delle guerre di indipendenza, di occupazione straniera e fu oggetto di bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel periodo post bellico, partirono i lavori di ricostruzione dei moli, delle banchine e dei cantieri navali e gradualmente ripresero anche i traffici commerciali.

IL PORTO OGGI
Lo scalo dorico oggi è tra i più attivi e importanti del Mediterraneo nell’interscambio commerciale ed è annoverato dall’Unione Europea, quale porto di rilievo internazionale nell’ambito del corridoio Scandinavo Mediterraneo. Il Porto Antico è divenuto per gli anconetani una sorta di lungomare, dove rilassarsi con una passeggiata ed ammirare gli splendidi tramonti e le partenze delle navi.

Un percorso pedonale che inizia da Porta San Primiano e si snoda tra le tappe storiche più significative dello scalo dorico: dalle mura storiche alle rovine del porto romano, dall’Arco di Traiano all’Arco Clementino, fino al basamento della Lanterna. Un’area impreziosita dalla Fontana dei Due Soli, realizzata da Enzo Cucchi, il celebre artista di origini marchigiane, esponente della Transavanguardia. Insomma una città nella città, da vedere e da vivere!

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