Ascoli Piceno e il mistero del ponte di Cecco

Nei pressi di Porta Maggiore ad Ascoli Piceno, appena fuori il centro storico, svetta maestoso il più antico ponte della città: il ponte di Cecco, che attraversando il torrente Castellano, conduce al forte Malatesta. Edificato per scopi militari nel I secolo a.c., nel periodo a cavallo tra la tarda repubblica e la prima età augustea, il ponte fu realizzato in travertino e pietra.

Luogo di grande fascino, l’opera rivestiva un tempo un’importanza strategica.

Il ponte permetteva alla Salaria, l’antica via consolare che in epoca romana attraversava la città di Ascoli, di proseguire fino a “Castrum Truentinum”, sulla costa adriatica.

 

Ma circa questa origine in epoca romana, molti ascolani storceranno il naso.
Sul ponte, infatti, aleggia ancora oggi una leggenda popolare, secondo la quale deriverebbe il suo nome da Cecco d’Ascoli, poeta e astrologo che lo costruì in una sola notte avvalendosi dell’aiuto del diavolo. In realtà il ponte deve il suo nome dal maestro Cecco Aprutino, che lo restaurò nel 1349 su commissione di Galeotto Malatesta.

 

Durante la seconda Guerra Mondiale il ponte di Cecco venne distrutto nel 1944 dai tedeschi, insieme al ponte Maggiore, ad opera delle truppe della Wehrmacht.
Fu poi riedificato negli anni ’60 recuperando la pietra caduta nel torrente sottostante.

 

Oggi il ponte è lungo 43 metri e largo 4,5, presenta due arcate asimmetriche, delle quali la maggiore misura il doppio della minore. Un luogo assolutamente da visitare per godere delle bellezze architettoniche e paesaggistiche della città.

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